I termini disagio psichico, sofferenza emotiva, malattia mentale, turbamento emotivo ed altri similari, sono estremamente fuorvianti; fanno ritenere, infatti, che la sofferenza sia solo emotiva, nell’ambito delle emozioni e dell’emotività, ed invece no, la sofferenza è anche nel corpo, ed è soprattutto quello che spaventa.

Ebbene sì, l’ansia ha un corpo, o meglio, si esprime nel corpo, il nostro corpo, facendoci vivere timori ancestrali, fino alla paura di morire.

Quando una persona ha un forte attacco d’ansia si rivolge forse subito ad uno psicologo o ad uno psichiatra?

Generalmente si rivolge al medico di base o al Pronto Soccorso, chiedendo con urgenza di essere visitato, come se stesse per morire. E la risposta spesso qual è? “Ma lei non ha niente, ha avuto solo un attacco di ansia”.

Una risposta che vuole essere rassicurante ma che, in realtà, rappresenta l’inizio del problema

Il fraintendimento nasce dal fatto che l’ansia non è solo un vissuto, ma è un’emozione, e come tale si esprime attraverso il corpo.

Quindi la sofferenza non ha una causa organica ma si esprime attraverso il corpo. Un bel dilemma. Ecco di seguito i sintomi dell’ansia o meglio “alcune manifestazioni corporee dell’ansia”:

  1. Sintomi cardiovascolari: tachicardia, palpitazioni, extrasistolia, aritmia, dolore o fastidio al petto, ipertensione o cali di pressione, svenimento.
  2. Sintomi respiratori: dispnea, sensazione di soffocamento, sensazione di nodo alla gola, asma (peggiora se già presente).
  3. Sintomi gastrointestinali: nausea, gastrite, reflusso gastroesofageo, diarrea, sindrome del colon irritabile.
  4. Sintomi neuromuscolari: sensazione di sbandamento (gambe traballanti), tremore, rigidità, parestesie (sensazione di torpore e formicolio), contratture, tensione muscolare, debolezza e affaticabilità.
  5. Sintomi neurologici: vertigini, sensazione di “testa vuota” o leggera, sensazione di sbandamento, tremore,) e vampate di calore.
  6. Sintomi dermatologici: orticaria, rossore o pallore del volto, iperidrosi (eccessiva sudorazione).
  7. Sintomi urinari: impulso improvviso ad urinare, aumento della frequenza dell’urinazione (pollachiuria).

 

L’elenco non è esaustivo, perché la manifestazione corporee dell’ansia variano per qualità ed intensità, rendendo l’esperienza ansiosa unica, per quanto ci si possa riconoscere in un quadro generale.

I sintomi psicologici che accompagnano o seguono l’attacco d’ansia sono i seguenti:

  • Sensazioni di pericolo o minaccia
  • Preoccupazioni per la salute, il futuro, per il lavoro o per le persone care
  • Difficoltà di concentrazione
  • Confusione
  • Calo di efficienza nelle prestazioni
  • Sensazione di affaticamento
  • Apprensione
  • Irritabilità
  • Paura di morire, impazzire o perdere il controllo
  • Nervosismo
  • Incapacità a rilassarsi
  • Timore di non riuscire a farcela
  • Autosvalutazione
  • Valutazione irrealistica della realtà
  • Catastrofismo
  • Vergogna

 

Come puoi notare, l’ansia corporea  non è assolutamente secondaria al suo corrispettivo emozionale.

Nei racconti dei miei pazienti, l’angoscia sperimentata risiede nel non riuscire a capire  se ciò che stanno provando a livello fisico è dovuto all’ansia o stanno rischiando davvero grosso.

Ed ecco il continuo ricorso a rassicurazioni mediche e i frequenti passaggi al pronto soccorso, per fare un rapido check, con il rischio di essere etichettati per l’ansioso di turno….esperienza comune a tutti i miei pazienti.

 

 

 

Perché abbiamo così paura dei sintomi fisici dell’ansia,  se è solo ansia?

Avere l’ansia attiva il circuito della paura che ci fa scappare a chiedere aiuto, evitare le situazioni temute o bloccarci facendoci sentire inermi.

Ma l’ansia e la paura non sono la stessa cosa?

 

La paura è un’attivazione psico-fisica  rispetto alla percezione, corretta o meno, di un pericolo reale,  mentre l’ansia è un’attivazione psico-fisica rispetto a un pericolo non attuale. Facciamo un esempio. Immaginate per esempio che  mentre passeggiate in bicicletta, un’auto faccia un sorpasso azzardato e vi sfiori, senza farvi del male. In quel caso provereste la paura, la mente non pensa, non anticipa.

Immaginate poi che, ogni qualvolta prendiate la bicicletta la vostra mente inizi a farsi sentire dicendovi “ e se ti dovesse capitare ancora, una volta l’hai scampata e se poi non sei così fortunato, e se morissi cosa farebbe a tua famiglia senza di te…”,  e che ad ogni passaggio di auto, anche molto distante il cuore iniziasse a correre all’impazzata. Questa è l’ansia.

Le tipiche paroline dell’ansia sono “e se poi” cui possiamo aggiungere, svengo, impazzisco, non ce la faccio, ecc.

 

 

La paura è un’emozione che attiva circuiti cerebrali che presiedono alla sopravvivenza e ci fanno attuare strategie comportamentali abbastanza grossolane ma efficaci per la sopravvivenza, le risposte di attacco, fuga e freezing ( congelamento).

L’ansia invece è un’emozione che ci permette di anticipare un possibile pericolo, che ci richiede allerta ma anche lucidità e presenza per vedere se il pericolo si realizza o meno.

Se la reazione d’ansia è eccessiva, nel senso che si attiva per ogni stimolo associato al pericolo,  nel tempo perde, però, la sua funzione.

Vivere quindi un attacco  d’ansia come se stessimo affrontando un reale pericolo fisico è deleterio perché attiva eccessivamente il nostro corpo e la nostra mente.

 

 

Che cosa fare quindi per gestire un attacco d’ansia:

  • Conosci la tua ansia, i sintomi che la caratterizzano e come si presenta. Così ti farà meno paura.
  • Pensa a due situazioni, una in cui eri realmente in pericolo ( es un mancato incidente) e una in cui eri in apprensione, ma non c’era reale pericolo. Scrivi le differenze in termini di vissuti e sensazioni fisiche. Questo ti permetterà, quando avrai un attacco di panico, di riconoscere che è ansia ma non c’è un reale pericolo.
  • Impara a stare nella situazione ansiosa, a modificare il dialogo interno e a calmarti tramite il respiro.

Nel prossimo articolo parlerò del respiro come risorsa per gestire l’ansia e vi darò utili consigli.